mercoledì 1 agosto 2012

PARAGONI LEGGERMENTE IMPROPRI;IL CIGNO NERO vs SCARPETTE ROSSE

Lo so,uno scontro assurdo,ma non l’ho proposto io,sono stati i critici a compiere il misfatto.
Due anni fa uno dei titoli di punta della stagione cinematografica era “Il cigno nero” di Arofnovsky,regista che molti dicono sia il nuovo Kubrick (come si dice di ogni regista americano minimamente talentuoso,cosi come si diceva in Italia che Pieraccioni era il nuovo Monicelli;almeno questo ora per fortuna non lo dice più nessuno).La solita pigra critica ha accostato questo film nientepopodimeno che a un capolavorissimo assoluto (capolavoro mi pare un termine riduttivo) dei grandi Powell e Pressburger,quello Scarpette rosse che secondo gente come De Palma e Scorsese è il miglior film della storia del cinema.
Il paragone viene da una sicura affinità tematica,ovvero raccontare la storia di una ballerina che per amore dell’arte si autodistrugge.Ecco,qui finiscono le somiglianze tra i due film.Perchè quanto il film degli Archers è visivamente bellissimo,con dei colori meravigliosi,una recitazione sopraffina e un finale dolentissimo e veramente emozionante il film di Arofnovsky è caotico,pesante,prevedibile,elementare nelle scene di ballo e anche comico (involontariamente)nella componente “horror”,ossia con la protagonista che,sotto pressione per dover interpretare l’impegnativa parte doppia del cigno bianco e del cigno nero (ovviamente si parla del lago dei cigni di Tchaikovskij)immagina di trasformarsi anche fisicamente nel cigno nero,con tanto di pelle di pollo e piume che spuntano(sic).
Gli attori sono abbastanza bravi;molto bene la Portman (anche se a me come donna non fa impazzire,dieci minuti sotto le lenzuola li passerei più volentieri con la coprotagonista Mila Kunis),benino gli altri attori,piuttosto triste nel ruolo della madre iperprotettiva e castrante la ex bellissima Barbara Hershey ora sfigurata dai lifting,ma la palma del peggiore va senz’altro a Vincent Cassel,che con quel perenne ghignetto stronzino stile Gordon Ramsey è veramente lontano anni luce dalla titanica intepretazione dell’Anton Walbrook di scarpette rosse,lui si veramente mefistofelico e inquietante.
Ah,per scuotere dal torpore generale e per sperare di portare su di giri lo spettatore fino alla fine di questo polpettone c’è anche un’abile e furba sequenza saffica tra le due protagoniste,buttata li ad hoc nemmeno fosse un thrilleraccio all’Italiana con la Fenech (con tutto il rispetto per l’Edvigiona nazionale,s’intenda) abbastanza inutile ma  almeno molto ben realizzata...ma se il momento migliore di un film resta una scena lesbo,la dice lunga sulla qualità di esso.
Insomma,non ho nulla da ridire sul fatto che il cigno nero sia un film modesto,è una cosa del tutto accettabile;uno può maledire i soldi spesi al cinema o al videonoleggio,ma fa parte del gioco.Quello che urta sono i paragoni insistiti fatti un tanto al chilo verso film completamente diversi in tutto  tranne che per una vaga affinità nella trama.
Per finire;lasciate perdere questo cigno nero e recuperate scarpette rosse,tra l’altro disponibile in un elegante cofanetto assieme ad altri due capolavori di Powell e Pressburger,Duello a Berlino e Narciso nero.

2 commenti:

  1. Nooo, me lo avevano caldamente consigliato e tu me lo hai distrutto. Adesso DEVO vederlo, non fosse altro che per la pelle di pollo!

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  2. Anch'io ti conisgio caldamente,di NON vederlo.Ma magari ti piace,preso a se stante non è nemmeno cosi disastroso,ma è il paragone con uno dei migliori film della storia del cinema che proprio non posso affrontare.In ogni caso non aspettarti poesia o amore per l'arte o che altro,è soprattuto un Thriller alla Dario Argento (gli ultimi,magari avesse la verve dei primi) mascherato da psicodramma esistenziale.Poi come donna non hai nemmeno l'attrattiva della scena lesbo,a me gradita per ovvi motivi! :D.Quindi fai tu,ma come dire,poi sarà antipatico sentirmi dire "te lo avevo detto" col sorrisetto odioso... ;)

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