più mi addentro nei territori impervi e pericolosi del cinema Italiano e più ne resto colpito e affascinato;tanto fango e tante secche,ma anche splendidi alberi in fiore e verdi radure;in ogni caso non si resta indifferenti al paesaggio.
Ho visitato con soddisfazione le commedie dei telefoni bianchi,i talvolta splendidi sceneggiati rai,i gotici e i sexy-thriller,i film dei sottovalutatissimi Germi,Blasetti,Cottafavi,Mario Bava;insomma (per fortuna) non ci sono stati solo i Fellini,i Pasolini e gli Antonioni,ogni tanto qualche regista onesto e capace c’era davvero.
Parliamo di questo Addio giovinezza,film visionato stamattina tra un tuono e l’altro.Tratto da una commedia dei primi del secolo,questo film del 1940 risulta ancora un prodotto molto fresco e godibile, Il film parte quasi comico,diventa una commedia brillante alla Camerini per poi regalarci 10 minuti finali da melo fiammeggiante,con uno splendido e struggente finale,del tutto inaspettato e coraggiosissimo per i tempi.
La storia si svolge a Torino nel 1910,ricostruita con gran gusto(e un pizzico di involontario rimpianto?)nella cinecittà fascista.Si ha un gruppo di studenti gaudenti e goliardi(li vediamo gozzovigliare e fare scherzi piuttosto he studiare;film attualissimo in quel senso)che animano Torino con la loro vivacità;uno di loro si innamora di una splendida sartina di nome Dorina (la dolcissima Maria Denis) e vi si fidanza,salvo poi avere una sbandata per una donna benestante avanti con gli anni (ottimamente resa dall’inquietante Clara Calamai) che lo porterà di fatto ad abbandonarela povera sartina.
Dorina va dalla nobildonna e la implora di lasciarle il suo uomo,l’annoiata signora in un barlume di umanità la accontenta ma ormai lui è andato troppo oltre nell’infatuazione per la fatalona;abbandona Dorina ,porta a termine il suo percorso di studi e si appresta a tornare nel suo paese natale sulle montagne per esercitare la professione di medico.
Poi riecco nel prefinale fare capolino Dorina.Ecco,penso annoiato,ora naturalmente lui si ravvede e se la sposa e se la porta con se etc.etc,invece cosa succede?si baciano,piangono,si confessano reciproco amore..e la pianta.Non la porta con se,non c’è il miracolo,si scende di colpo dalla bella e colorata nave di Camerini e Capra per ritrovarsi nel lutulento fiume di lacrime del dramma alla Matarazzo.Tutto negli ultimi minuti è sublime malinconia;il distacco dagli amici del corso,da tutto il suo mondo,da Dorina .“ti ricorderò per essere stata la mia donna per questi anni magici”gli dice lui spietato;il fatto che potrebbe continuare ad esserlo non gli passa nemmeno per la mente,non pensa che lei lo ama di un amore totale e assoluto che perdona il tradimento e la crudeltà;no,non vede la fortuna e la felicità incarnati davanti a lui,vede solo il futuro,la senitlità;addio giovinezza,appunto.Sempre più cattivo le dice che troverà un altro uomo,che avrà figli da lui,che magari tra qualche anno non si riconoscerebbero neppure trovandosi per la strada;ma come si fa ad essere cosi cinici?dov’era tutta questa meschinità nel giovane allegro e spnsierato che era stato fino a3-4 sequenza prima?
proprio questo,a mio avviso,è il punto di forza del film e la ragione principale per cui è giusta e doverosa almeno una visione(non certo per le scene di goliardia tra gli studenti,francamente stantie e muffite;e poi il personaggio dell’amico sfigato e forse omosessuale è francamente sorpassatissimo e irritante).Se poi volete altri pregi,basterebbe la scenografia e la grazia degli attori per giustificarne il recupero.Ma un finale shock come questo,nel cinema classico,non lo troverete tanto facilmente.Capperi,si lasciano davvero....
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