E’ molto bello quando vedi un bel film sapendo di vedere un bel film,ma vedere un bel film non credendolo tale prima della proiezione è una cosa ancora migliore.Questo piccolissimo film americano,anzi Newyorkese (perchè la città che non dorme mai fa storia a parte),girato nel 2001 (forse l’ultima volta che è stato possibile vedere al cinema una New York pulita,intimistica e spensierata prima che la strage dell’11 settembre la ferisse irrimediabilmente)è un piccolo (ma nemmeno tanto) gioiello del cinema dello scorso decennio.
Immaginatevi il miglior Allen che incontra il truffaut del ciclo di Antoine Donel,il tutto filmato da John Cassavettes, e avrete un’idea di cosa sia questo film,una commedia intelligente senza essere snob,scabrosa senza essere volgare,divertente e soprattutto divertita.
La storia è minima;un quindicenne di bell’aspetto e ossessionato da Voltaire e dalla sete di cultura (mi ricorda un poco me a quell’età)trascura le coetanee per coltivare un amore senza speranza verso la matrigna quarantenne(una fantastica Sigourney Weaver,quindi è da capire);finirà a letto con la bonissima amica del cuore della matrigna che ha ben capito le intenzioni del giovane (averla avuta a 15 anni una milf simile alle mani...)e pur non usando troppi scrupoli aiuta sia il ragazzo che la matrigna ad accettare e capire questa infatuazione,che infatti si placherà da sola.Il film finisce col ragazzo che abbandona su una panchina il libro di Voltaire e finalmente si accorge della ragazzetta che gli ronza intorno,iniziando a vivere la sua età al meglio.
Il film dura solo 70 minuti,ma ne avrei voluti il doppio;i personaggi sono Newyorkesi fino al midollo ma non necessariamente dei nevrotici abbonati all’analista come nei film di Allen,uno stereotipo sbagliato e anacronistico come l’Italiano tutto famiglia pizza e mandolino.
Bello vedere sullo schermo la mitica Sigourney in un ruolo diverso ma in cui si rivela perfetta,e il mitico John Ritter,protagonista della sitcom “tre cuori in affitto”,alla sua ultima apparizione prima che un infarto lo stroncasse prematuramente.Menzione per Babe Neuwith (l’amica della Weaver),e per l’esordiente Aaron Stanford,ottimo attor giovane persosi poi nei film di supereroi.
Peccato anche che il regista Gary Winick non abbia ripetuto l’expolit e sia confinato in regie televisive e qualche filmetto di nessun conto.
Un film probabilmente irripetibile,canto del cigno di un certo cinema e di una certa New York;assieme a Smoke il film sulla grande mela che non si può perdere (capolavori universalmente noti a parte,che non sto nemmeno a citare).
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