mercoledì 1 agosto 2012

L'AMORE CHE RESTA,DI Gus van Sant






So di essere un poco autolesionista,ma non so resistere ai film che parlano di malattia e morte;avendo lavorato nelle rianimazioni me ne intendo,e ogni volta mi stupisco di come in film anche buoni la tematica sia trattata in modo melodrammatico e nel complesso superficiale;anche bei film come Million Dollar Baby hanno il loro punto debole proprio nella rappresentazione del tutto inesatta della sofferenza.Le malattie gli americani dovrebbero lasciarle trattare agli scandinavi (specialisti del polpettone da camera ardente),non ci sanno proprio fare.
Ma qui gus Van Sant,ottimo seppur discontinuo regista,fa una furbata non da poco;parla di sofferenza e morte senza quasi mostrarla.La storia è semplice;Enoch,ragazzo ultracomplessato dopo aver perso i genitori in un incidente stradale incontra Annabelle,coetanea con 3 mesi di vita (la sempre bravissima Mia Wasikowska,attrice in meritata ascesa) e cerca di accompagnarla all’inevitabile trapasso più serenamente possibile.
L’unico modo che il regista aveva di fare qualcosa di un pochino originale era proprio il ritorno al cinema suggerito (in declino costante in quest’era dove bisogna fare vedere di tutto e di più) che tanto andava di moda decenni fa,anche per ben maggiori problemi di censura.
Peccato che questa minimizzazione vada a scapito della credibilità del tutto;anche lasciando stare la parte puramente medica (magari i malati di tumore al cervello con 3 mesi di vita fossero cosi vispi e attivi come Annabelle)ciò che non funziona è proprio il troppo ottimismo della ragazza,che parla del suo trapasso con una nonchalanche assurda e mima addirittura la scena della propria morte (sequenza abbastanza prescindibile a dire il vero).Non ha paura nemmeno alla fine,non la si vede mai piangere o disperarsi;vabbè un approccio alla materia anticonformista,ma qui si esagera.
Questi i difetti (anzi,il difetto),veniamo ora ai numerosi pregi di un film che comunque a me è piaciuto.Una bella ambientazione in una indefinita america provinciale,il bellissimo inizio col loro incontro al funerale di uno sconosciuto (sequenza presa paro paro da Harold e Maude,ma vabbè)e l’idea molto carina del fantasma amico di Enoch,nientemeno che un Kamikaze giapponese con cui il ragazzo si scontra e si confronta;può sembrare ridicolo ma invece funziona.
Bellissime e poetiche le scene d’amore tra i due giovani,quelle veramente molto credibili e sincere,compresa la loro notte di dolcissimo e pudico sesso in un capanno nel bosco.
E alla fine,fatta la debita tara,rimane la bella sensazione di aver vissuto da vicino una bella storia,magari da vedere alla sera per ripensarci prima di dormire.Sincero e poetico;non è poco per un fim ammerigano del 2012.

2 commenti:

  1. no, no, noooo! nella top ten manca io ti salvero' =)
    scherzo oviamente, best Hitchcock ever Vertigo anche per me, mi piacciono moltissimo anche Marnie e L'uomo che sapeva troppo.

    Benvenuto nel mondo dei blogger!

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  2. Ciao Chiaraaa!!!!!!!!!non ci credo,almeno una che mi segue!Ricambierò,anche se in cucina sono buono solo a..mangiare.
    A parte che siamo sul Thread sdi Gus Van Sant e il paragone è un pochino con Hitchcock è un attimino sfavorevole al primo ma "Io ti salverò" lo giudico un film afascinante a tratti ma con gravi difetti.I pregi sono palesi;una radiosa e bravissima Ingrid Bergman (ma quando non lo era?)bella fotografia e atmosfera,ma soffre di una'anomalia grave;è un film verboso e concettuale,ovvero 2 cose che fanno a pugni con l'Hitchcock touch,maestro del suggerimento anzichè della spiegazione e soprattutto maestro di fluidità e leggerezza;e purtroppo il film spesso si inceppa e scorre a fatica,scostandosi troppo dal miglior cinema del maestro.Peccato perchè la storia è bella e affascinante,con uno sceneggiatore migliore ci usciva il capolavoro.E poi Gregory Peck l'ho sempre cordialmente detestato....
    A risentirci e grazie per il commento!

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