venerdì 31 agosto 2012

ADDIO GIOVINEZZA;oh my God,si lasciano davvero!

più mi addentro nei territori impervi  e pericolosi del cinema Italiano e più ne resto colpito e affascinato;tanto fango e tante secche,ma anche splendidi alberi in fiore e verdi radure;in ogni caso non si resta indifferenti al paesaggio.
Ho visitato con soddisfazione  le commedie dei telefoni bianchi,i talvolta splendidi sceneggiati rai,i gotici e i sexy-thriller,i film dei sottovalutatissimi Germi,Blasetti,Cottafavi,Mario Bava;insomma (per fortuna) non ci sono stati solo i Fellini,i Pasolini e gli Antonioni,ogni  tanto qualche regista onesto e capace c’era davvero.
Parliamo di questo Addio giovinezza,film visionato stamattina tra un tuono e l’altro.Tratto da una commedia dei primi del secolo,questo film del 1940 risulta ancora un prodotto molto fresco e godibile, Il film parte quasi comico,diventa una commedia brillante alla Camerini per poi regalarci 10 minuti finali da melo fiammeggiante,con uno splendido e struggente finale,del tutto inaspettato e coraggiosissimo per i tempi.
La storia si svolge a Torino nel 1910,ricostruita con gran gusto(e un pizzico di involontario rimpianto?)nella cinecittà fascista.Si ha un gruppo di studenti gaudenti e goliardi(li vediamo gozzovigliare e fare scherzi piuttosto he studiare;film attualissimo in quel senso)che animano Torino con la loro vivacità;uno di loro si innamora di una splendida sartina di nome Dorina (la dolcissima Maria Denis) e vi si fidanza,salvo poi avere una sbandata per una donna benestante avanti con gli anni (ottimamente resa dall’inquietante Clara Calamai) che lo porterà di fatto ad abbandonarela povera sartina.

Dorina va dalla nobildonna e la implora di lasciarle il suo uomo,l’annoiata signora in un barlume di umanità la accontenta ma ormai lui è andato troppo oltre nell’infatuazione per la fatalona;abbandona Dorina ,porta a termine il suo percorso di studi e si appresta a tornare nel suo paese natale sulle montagne per esercitare la professione di medico.
Poi  riecco nel prefinale fare capolino Dorina.Ecco,penso annoiato,ora naturalmente lui si ravvede e se la sposa e se la porta con se etc.etc,invece cosa succede?si baciano,piangono,si confessano reciproco amore..e la pianta.Non la porta con se,non c’è il miracolo,si scende di colpo dalla bella e colorata nave di Camerini e Capra per ritrovarsi nel lutulento fiume di lacrime del dramma alla Matarazzo.Tutto negli ultimi minuti è sublime malinconia;il distacco dagli amici del corso,da tutto il suo mondo,da Dorina .“ti ricorderò per essere stata la mia donna per questi anni magici”gli dice lui spietato;il fatto che potrebbe continuare ad esserlo non gli passa nemmeno per la mente,non pensa che lei lo ama di un amore totale e assoluto che perdona il tradimento e la crudeltà;no,non vede la fortuna e la felicità incarnati davanti a lui,vede solo il futuro,la senitlità;addio giovinezza,appunto.Sempre più cattivo le dice che troverà un altro uomo,che avrà figli da lui,che magari tra qualche anno non si riconoscerebbero neppure trovandosi per la strada;ma come si fa ad essere cosi cinici?dov’era tutta questa meschinità nel giovane allegro e spnsierato che era stato fino a3-4 sequenza prima?
proprio questo,a mio avviso,è il punto di forza del film e la ragione principale per cui è giusta e doverosa almeno una visione(non certo per le scene di goliardia tra gli studenti,francamente stantie e muffite;e poi il personaggio dell’amico sfigato  e forse omosessuale è francamente sorpassatissimo e irritante).Se poi volete altri pregi,basterebbe la scenografia e la grazia degli attori per giustificarne il recupero.Ma un finale shock come questo,nel cinema classico,non lo troverete tanto facilmente.Capperi,si lasciano davvero....

mercoledì 15 agosto 2012

LE BALENE D'AGOSTO,un canto del cigno.

C'è un piccolo grande film,strano e semplicissimo,dove non succede niente per 87 minuti.Qui in Italia è (ovviamente)sconosciuto,ho penato per procurarmelo (limmaginate come;ma d'altra parte non esistono ne VHS ne DVD).Si intitola "le balene d'agosto" ed è uno dei grandi film sulla vecchiaia,anzi IL grande film americano sulla vecchiaia assieme al tremendo e dimenticatissimo "cupo tramonto".
Quello che impressiona di questo film del 1987 è il cast.Sembra incredibile ma le due anziane sorelle che soggiornano d'estate sulla costa del maine senza niente da fare che ricevere altri anziani e ricordare il passato sono nientemeno che Bette Davis e Lilian Gish,forse le due più grandi attrici di tutti i tempi,sicuramente quelle che hanno più grandi interpretazioni all'attivo.Nessuna Ingrid Bergman,nessuna Anna Magnani o Meryl Streep possono eguagliare il numero di capolavori a cui hanno preso parte.
Ma non è finita,c'è anche il grandissimo Vincent Price,il mio attore favorito in assoluto.C'è gente sola e triste che lo considera un attorucolo da Horror (che male ci sarebbe poi?) ma non sono cattivi,semplicemente non lo conoscono.COme ormai non si conosce più Lillian Gish;chi ha mai visto davvero nascita di una nazione,o Giglio infranto,o soprattutto Il vento di Sjostrom?
Insomma,la storia del cinema in un film.DUe sorelle;ovviamente Lillian Gish è quella più buona e dolce,Bette Davis quella acida e bisbetica.Vincent Price è un improbabile barone russo trapiantato nell'East Coast che non ha più un posto dove andare.Dimenticavo,c'è anche Ann Sothern,altra grande caratterista degli anni quaranta,che fa la vecchia energica e grintosa.
Vorrei raccontarvi un poco di trama,ma è impossibile perchè non c'è;ci sono solo ricordi dolcemente malinconici (non idealizzati e sofferti,Proust non c'entra nulla),la vecchiaia rappresentata senza melodrammi da fiction Italiana,la consapevolezza dell'avvicinarsi della morte e soprattutto dei grandissimi attori ultraottuagenari ancora in piena forma e capaci di dare le paghe e gli interessi a tutte le star contemporanee,ma che comunque moriranno tutti entro pochi anni;il vero canto del cigno del cinema classico,definitivo e struggente proprio perchè sussurrato e assolutamente non enfatizzato.

sabato 4 agosto 2012

SHAME,ovvero par condicio.






Ho visto Shame,il controverso film di Steve Mcqueen (un omonimo,non l'attore redivivo)che fino a pochi anni fa sarebbe stato un caso mondiale e ora in epoca di Youporn e bunga bunga non scandalizza più nemmeno un oratorio di provincia.
Il film parla di un priapista,ovvero un uomo malato di sesso la cui vita è scandita da rapporti occasionali con consenzienti e prostitute e da continue mastrurbazioni.
Parlavo di "par condicio" nel titolo perchè dopo 2 minuti si vede il protagonista,il sempre intenso e bravissimo Michael Fassbender,attore del momento con pieno merito,che cammina completamente nudo per la casa;il problema è che si vede tutto,ma proprio tutto (sinceramente ne avrei anche fatto a meno,ma da maschio a maschio devo fare i complimenti a Fassbender) e non mi era ancora capitato di vedere un nudo maschile così ostentato in un film mainstream;quindi ormai è chiaro,in futuro al cinema oltre alle donne nude vedremo anche uomini nudi;non che ne avvertissi la necessità,ma cosi almeno la smetteremo con quelle scene ridicole in cui 2 amanti sono a letto e la donna ostenta tutta la sua nudità mentre l'uomo resta pudicamente nascosto tra le lenzuola.Insomma,se Mulholland drive ha sdoganato i rapporti saffici Shame ha sdoganato il pene.
Per il resto Shame parla di erotismo ma non è ovviamente un film erotico,in quanto il sesso è trattato come un esercizio ginnico fine a se stesso e anche squalliduccio (come nel Casanova di Fellini),contorno necessario per illustrare un caso clinico tipico dell'occidentale medio.Il fatto che rattrista è che il protagonista non è un guardone ciccione e peloso ma un uomo bellissimo che potrebbe avere tutte le donne che vuole ma non riesce veramente ad amare (infatti fa cilecca con l'unica donna a cui voglia un poco di bene).In ogni caso l'arrivo di una sorella più schizzata di lui (l'altra attrice in ascesa Carey Mulligan,che si esibisce pure lei in un nudo integrale  veramente superfluo oltre che francamente deludente) lo constringerà a dare una svolta alla sua vita.



Che dire?un film interessante abbastanza lento e stancante,che funziona quando agisce ma che diventa detestabile quando vuole dilatare i tempi;per i silenzi pieni di significato bisogna essere bravi,altrimenti si annoia...e come avrete capito Mcqueen non è precisamente Bresson o Dreyer.
In ogni caso un film sul nostro tempo,un qualcosa di vicino alla nouvelle vague americana della quale parlavo sul topic di Tadpole;ormai la lezione dei francesi la portano avanti gli americani,anche se poco e malvolentieri.

giovedì 2 agosto 2012

SCHERMI POLVEROSI;I FILM INGLESI DI ALFRED HITCHCOCK.

Sono un superHitchcockiano,chi mi conosce lo sa.Ma non sono un allineato,questo me lo concedo.A parte l'ovvio Vertigo nella mia top ten assoluta non ci sono ne Psycho,ne La finestra sul cortile,nemmeno gli uccelli o intrigo internazionale.
COn la mente lo so che sono i suoi capolavori assoluti,è col cuore che lo nego.SOno bei film che rivedo poco,quasi mai;mentre alcuni li ho letteralmente consumati,menomale che non ci sono più le vha sennò a quest'ora qualcuna era da buttare.
Gli Hitchcock che sento il bisogno di rivedere uno o due volte l'anno sono questi..via dai facciamo una top ten che eccita tanto noialtri cinefili:

1-VERTIGO (mi rifiuto di usare il titolo Italiano,propri non ce la faccio)
2-LA SIGNORA SCOMPARE
3-NOTORIOUS
4-IL CLUB DEI TRENTANOVE
5-L'OMBRA DEL DUBBIO
6- GIOVANE E INNOCENTE
7-IL SOSPETTO
8-REBECCA LA PRIMA MOGLIE
9-IL PRIGIONIERO DI AMSTERDAM (solo un tronfio come Truffaut poteva definirlo film di serie B)
10-SABOTAGGIO


Insomma,5 film dei magnifici anni 40,uno solo degli anni 50 e ben 4 del  periodo Inglese.Sarò crocifisso da molti,ma sono in buona compagnia "sono stati i film Inglesi di Hitchcock a farmi venire voglia di ediventare un regista" disse Orson Welles.Uno a zero e palla al centro,ribatto io.Anche perchè Welles si era reso conto dell'enorme importanza di quei film,non solo per Hitch ma per tutto il cinema.

In ogni caso qui parleremo dei film Inglesi,dal primo del 1925 all'ultimo del 1939.
Non una retrospettiva sempre facile e indolore (alcuni sono davvero scarsetti,per non dire brutti)ma con dei picchi altissimi;chiaro che alcuni film li conoscevo a memoria,ma rivedendoli in ordine si sono aggiunte mille deliziose sfumature,ad esempio la rappresentazione della società inglese (sia dell’upper che della middle class) che ora assume una valenza quasi documentaristica;che bella quella Londra di strade affollate,di piccoli cinema,di Bobbies solerti,di fruttivendoli e insegne al neon;oppure la acampagna immobile e tranquilla,delicata e fiabesca;non ci sarà mai più un’Inghilterra così,ammesso che poi ci sia mai stata..ma è bello crederlo.

Ho anche azzardato una valutazione in stile dizionario del cinema dei film visionati (Non sto a riassumerne le trame,visto che sono reperibili iin diecimila siti)
Le chioccioline equivalgono alle "stellette" ,che vanno da una a un massimo di 5.

IMPORTANTE;CIò CHE SEGUE è RIPRESO DALLA SEZIONE CINEMA DEL FORUM CHE FREQUENTO,"TEX WILLER ONLINE" SUL QUALE SCRIVO COL NICK DI COYOTENERO,MA COMUNQUE L'AUTORE SONO IO AL 100%
Cominciamo;


1-IL LABIRINTO DELLA PASSIONE (The pleasure garden,1925) @@

Un drammone datato,pomposo e moderatamente coinvolgente,con qualche buona sequenza persa in un cumulo di fesserie da feuilleton.In ogni caso,da non perdere nel libro intervista “Il cinema secondo Hitchcock” il racconto della tribolatissima lavorazione del film,molto più avvincente dello stesso.

2- IL PENSIONANTE (The lodger,1926) @@@@

Il primo vero film di Hitchcock e forse il miglior film muto britannico.Ai tempi il thriller era un’eccezione per il maestro,ma è un classico esempio di come il buongiorno si vedesse dal mattino.Ottime sequenze e un buon ritmo.Uno degli ultimi grandi canti del cigno del muto (paragonabile ad Aurora,alla Folla o alla Passione di giovanna d’arco) che proprio quando stava cominciando a regalarci film sempre più belli e perfetti venne soppiantato dal sonoro.

3-IL DECLINO (Downhill,1927) @@
Ahimè,dopo i fasti del pensionante si torna decisamente sulla terra,con questo drammone improbabile e insulso,con buone citazioi cinefile (specialmente del cinema espressionista tedesco tanto caro al regista)ma assai noioso.L’ultratrentenne Ivor Novello che interpreta un ragazzo al college è francamente ridicolo.

4-VIRTù FACILE (Easy virtue,1927) @@@
Patetico polpettone su una donna di facile virtù,regge meglio di altri perchè perlomeno evita gli eccessi romanzeschi e contruisce un ritratto di donna vittima della società piuttosto ardito per l’epoca.Molto ben recitato.

5- VINCI PER ME! (The ring,1927) @@@
Qui si vira verso la commedia sentimentale nel mondo della boxe dilettantistica;più che per la storia vale per l’ottimo ritmo e per le splendide sequenze nella realtà rurale inglese,tra circhi itineranti e magioni ospitali.Hitchcock comincia ad avere un controllo sempre maggiore sugli attori.

6-LA MOGLIE DEL FATTORE (The farmers wife,1928) @@
Colpa mia,che mi sono procurato la versione integrale senza sonoro;una pizza mortale,che già ai tempi doveva apparire datata.Si salvano le buone prove degli attori,e pochissimo altro.

7- TABARIN DI LUSSO (Champagne,1928) @
Una commedia che ai tempi voleva essere spumeggiante come una coppa di Champagne...ma che da qualche decennio ha ormai perso tutte le bollicine,e risulta imbevibile.Hitchcock ha fatto poi alcune buone commedie,ma nel comico puro non era decisamente a suo agio.

8- L’ISOLA DEL PECCATO (The Manxman,1929) @@@@
FIlm poco considerato da tutti e vituperato dallo stesso regista,che però a me è sempre piaciuto molto;un film quasi Flahertiano(Anticipa di fatto l’uomo di Aran),ambientato tra i pescatori dell’isola di Man.La storia è da melodramma ma senza essere ridicola,la recitazione degli attori è superba.Per me,il suo miglior film uto assieme a the lodger.


Peraltro era il suo ultimo film muto,quindi da ora in poi si passa ai sonori;


9- RICATTO (Blackmail,1929) @@@
FIlm alla fine non molto riuscito (il ritmo è decisamente lento,le sequenze di dialogo statiche e rudimentali,si vede che è un film muto riadattato in corsa) ma fondamentale nella filmografia del regista,sia per le tematiche thrilling che per il modo in cui esse vengono trattate;nasce l’Hitchcock touch,anche se bisognerà attendere ancora qualche tempo prima che esso diventi il suo marchio di fabbrica.Da menzionare la magnifica sequenza della protagonista che torna lentamente verso casa,in una Londra notturna fredda e deserta,con le insegne intermittenti al neon che creano un paesaggio quasi spettrale.

10- GIUNONE E IL PAVONE (Juno and the peacock,1930) @@
Puro teatro filmato,pochissimo ispirato e coinvolgente.Ottimi gli attori,ma la storia non decolla proprio mai.

11 - OMICIDIO! (Murder,1930) @@@
Dopo Blackmail un altro film importante,anche se si tratta di un whodunit alla Agatha Christie,genere che Hitch detestava.La storia è ben condotta e alcune sequenze sono ottime,ma soffre degli stessi difetti di Blackmail;statico,pomposo,verboso.

12 – FIAMMA D’AMORE (the skin game,1931) @
Semplicemente il più brutto film di Hitchcock assieme a Topaz.Stagnante,lutulento,insulso,datatissimo nel contenuto;la rappresentazione più banale mai vista sulla lotta di classe.C’è da dire che Hitch odiava questi film,puramente alimentari e girati senza la minima ispirazione.

13 – RICCO E STRANO (Rich and strange,1932) @@@@
La migliore commedia del maestro(la preferisco al signore e la signora Smith,o alla congiura degli innocenti) oltre che uno dei più corrosivi e sotto sotto disperati studi sul rapporto di coppia.Se il copione è quello di una brillante commedia degli equivoci,i sottintesi su fedeltà e sfiducia nel matrimonio sono degni di Bergman.Film a ragione molto amato e difeso dal regista.

14 – NUMERO DICIASSETTE (Number seventeen,1932) @@@
Credo uno dei più bizzarri e strampalati film mai girati;storia vagamente trhiller difficilmente riassumibile,con continui e cervellotici capovolgimenti di fronte e sprazzi di inglesissimo nonsense;è del tutto assurdo,ma si lascia vedere.

15 VIENNA DI STRAUSS (Waltzes from Vienna,1933) @@
Credo sia considerato da molti cinefili e dallo stesso regista il suo peggior film,ma a dire il vero non l’ho trovato così tremendo;vero che la storia non è Hitchckiana nemmeno di striscio,vero che molti attori sono tremendi,ma perlomeno è un film garbato e con un minimo di senso del ritmo.


16- L’UOMO CHE SAPEVA TROPPO (1934) @@@

Molti critici sono concordi nel dire che da questo film in poi nasce il vero Hitchcock,che questo è il modello di tutte le sue tematiche;non condivido questo parere,perchè secondo me trattasi di film alquanto sopravvalutato,con alcune ottime sequenze (La scena dal dentista,quella all’Albert Hall)ma con non pochi tempi morti,passaggi risolti senza molta logica,personaggi alquanto superficiali e per finire un ricorso troppo insistito all’understatement,ossia alla capacità di sdrammatizzare ogni situazione con del sano umorismo;molto bello,ma qui si cade spesso nel macchiettistico,e la cosa diventa fastidiosa.In ogni caso c’è chi lo referisce all’omonimo remake del 1956 con James Stewart (realizzato dallo stesso Hitch);io a dire il vero non impazzisco per nessuno dei due film.

17 – IL CLUB DEI TRENTANOVE (The thirty nine steps,1935) @@@@@

E finalmente eccoci al capolavorissimo;un film assolutamente immenso,perfetto in ogni sua componente.
Splendida la storia (a rivederla ora non ha perso niente della sua freschezza,un vero modello di sceneggiatura che anche oggi si dovrebbero studiare in tanti)Splendidi gli attori (L’elegantissimo Robert Donat,la sensualissima Madeleine Carroll,la grande Peggy Ashcroft in un ruolo secondario ma importante)SPlendide le ambientazioni (L’inizio nel music hall è da applausi,così come le sequenze in Scozia)e ovviamente splendida e immensa la regia.Chi non lo ha visto si mondi da questo peccato originale e corra a procurarselo.

18 – L’AGENTE SEGRETO (Secret Agent,1936) @@@

Film senz’altro interessante,molto affascinante nell’ambientazione (le montagne Svizzere)e serrato nel ritmo,ma che comunque è di gran lunga inferiore al club dei 39.Certo,dopo il capolavoro una piccola flessione ci stava benissimo,ma questo secret agent rimane un film irrisolto sul piano umano e psicologico;come fanno i protagonisti a vivere,ridere e amare dopo aver contribuito a assassinare a sangue freddo un innocuo turista credendo fosse una spia?
Da segnalare la performance di Peter Lorre,costantemente sotto l’effetto di oppiacei dei quali,a detta di Hitch,arrivava ad abusare sul set.

19- SABOTAGGIO(Sabotage,1936) @@@@@

Film piuttosto sconosciuto dai più,ma secondo me di grande bellezza e importanza;aldilà del non eccezionale contesto spionistico,credo sia la più genuina testimonianza rimastaci della Londra del tempo;il film infatti è tutto un carosello di piccoli cinema,botteghe di fruttivendoli,ristorantini,imbonitori di piazza,tram,vicoli,bobbies,massaie,music-hall;dal tutto risulta un documento altamente suggestivo,dal sapore decisamente Dickensiano.
E poi ci sono tre sequenze che tolgono il fiato;la scena dell’acquario (CHe Orson Welles prenderà a prestito per la signora di Shangai),l’esplosione della bomba con la morte del piccolo Stevie e la moglie che uccide il marito con una coltellata dopo essersi resa conto che esso ha sulla coscienza molte vite umane;tre grandissimi momenti di cinema,per un film da incorniciare.

20 – GIOVANE E INNOCENTE (Young and innocent,1937) @@@@@

Altro capolavoro del maestro,uno dei suoi film migliori;la storia è molto leggera e anche scontata,ma come sempre conta di più il brio della sceneggiatura e dei dialoghi,la regia in punta di cinepresa,il fascino che emanano luoghi e genti.E’ un film soprattutto sentimentale,sulla nascita di un amore tra due giovani talmente ingenuo da diventare poesia vera.Un film delizioso,che ogni anno io e la mia fidanzata non possiamo fare a meno di rivedere.Carinissima e bravissima la protagonista femminile Nova Pilbeam,pupilla di Hitchcock;doveva seguirlo in America e interpretare Rebecca la prima moglie al posto della Fontaine,ma preferì sposarsi giovanissima e uscire pian piano dalle scene.Un vero peccato.


21 – LA SIGNORA SCOMPARE (The lady vanishes,1938) @@@@@

Terzo capolavoro di seguito,e forse il suo film inglese più conosciuto e amato.Anche qui abbiamo una sceneggiatura a prova di bomba,un fuoco di fila di trovate visive,dialoghi e battute scoppiettanti da attori in stato di grazia (L’irresistibile Michael Redgrave su tutti).Ciononostante in questo clima deliziosamente british si respira l’aria mefitica della guerra,presagita da Hitchcock con inquietante lungimiranza;e la scena dell’inglese che non crede che i nemici sparino a chi ha una bandiera bianca in mano e finisce puntualmente lungo disteso fu un bel diretto al mento per la politica di appeasement che il governo inglese stava in quel momento tenendo coi nazisti.


22 - LA TAVERNA DELLA GIAMAICA (Jamaica inn,1939) @@@

L’ultimo film inglese del maestro è un oggetto strano;un film in costume (tratto da un bel romanzo della grande Daphne du Maurier) abbastanza superficiale ma con una splendida fotografia e con una storia a tratti realmente inquietante,che alla fine funzionerebbe se non fosse per l’eccessiva e gigionesca interpretazione di Charles Laughton,che stona alquanto con quella degli altri attori e da al film un tono pomposo che non gli competeva.Anche se la mente era già oltreoceano,un dignitoso addio al vecchio continente.

E questo è quanto...

mercoledì 1 agosto 2012

BELLE SORPRESE; TADPOLE,UN SEDUTTORE A NEW YORK

E’ molto bello quando vedi un bel film sapendo di vedere un bel film,ma vedere un bel film non credendolo tale prima della proiezione è una cosa ancora migliore.Questo piccolissimo film americano,anzi Newyorkese (perchè la città che non dorme mai fa storia a parte),girato nel 2001 (forse l’ultima volta che è stato possibile vedere al cinema una New York pulita,intimistica e spensierata prima che la strage dell’11 settembre la ferisse irrimediabilmente)è un piccolo (ma nemmeno tanto) gioiello del cinema dello scorso decennio.
Immaginatevi il miglior Allen che incontra il truffaut del ciclo di Antoine Donel,il tutto filmato da John Cassavettes, e avrete un’idea di cosa sia questo film,una commedia intelligente senza essere snob,scabrosa senza essere volgare,divertente e soprattutto divertita.
La storia è minima;un quindicenne di bell’aspetto e ossessionato da Voltaire e dalla sete di cultura (mi ricorda un poco me a quell’età)trascura le coetanee per coltivare un amore senza speranza verso la matrigna quarantenne(una fantastica Sigourney Weaver,quindi è da capire);finirà a letto con la bonissima amica del cuore della matrigna che ha ben capito le intenzioni del giovane (averla avuta a 15 anni una milf simile alle mani...)e pur non usando troppi scrupoli aiuta sia il ragazzo che la matrigna ad accettare e capire questa infatuazione,che infatti si placherà da sola.Il film finisce col ragazzo che abbandona su una panchina il libro di Voltaire e finalmente si accorge della ragazzetta che gli ronza intorno,iniziando a vivere la sua età al meglio.



Il film dura solo 70 minuti,ma ne avrei voluti il doppio;i personaggi sono Newyorkesi fino al midollo ma non necessariamente dei nevrotici abbonati all’analista come nei film di Allen,uno stereotipo sbagliato e anacronistico come l’Italiano tutto famiglia pizza e mandolino.
Bello vedere sullo schermo la mitica Sigourney in un ruolo diverso ma in cui si rivela perfetta,e il mitico John Ritter,protagonista della sitcom “tre cuori in affitto”,alla sua ultima apparizione prima che un infarto lo stroncasse prematuramente.Menzione per Babe Neuwith (l’amica della Weaver),e per l’esordiente Aaron Stanford,ottimo attor giovane  persosi poi nei film di supereroi.
Peccato anche che il regista Gary Winick non abbia ripetuto l’expolit e sia confinato in regie televisive e qualche filmetto di nessun conto.
Un film probabilmente irripetibile,canto del cigno di un certo cinema e di una certa New York;assieme a Smoke il film sulla grande mela che non si può perdere (capolavori universalmente noti a parte,che non sto nemmeno a citare).

L'AMORE CHE RESTA,DI Gus van Sant






So di essere un poco autolesionista,ma non so resistere ai film che parlano di malattia e morte;avendo lavorato nelle rianimazioni me ne intendo,e ogni volta mi stupisco di come in film anche buoni la tematica sia trattata in modo melodrammatico e nel complesso superficiale;anche bei film come Million Dollar Baby hanno il loro punto debole proprio nella rappresentazione del tutto inesatta della sofferenza.Le malattie gli americani dovrebbero lasciarle trattare agli scandinavi (specialisti del polpettone da camera ardente),non ci sanno proprio fare.
Ma qui gus Van Sant,ottimo seppur discontinuo regista,fa una furbata non da poco;parla di sofferenza e morte senza quasi mostrarla.La storia è semplice;Enoch,ragazzo ultracomplessato dopo aver perso i genitori in un incidente stradale incontra Annabelle,coetanea con 3 mesi di vita (la sempre bravissima Mia Wasikowska,attrice in meritata ascesa) e cerca di accompagnarla all’inevitabile trapasso più serenamente possibile.
L’unico modo che il regista aveva di fare qualcosa di un pochino originale era proprio il ritorno al cinema suggerito (in declino costante in quest’era dove bisogna fare vedere di tutto e di più) che tanto andava di moda decenni fa,anche per ben maggiori problemi di censura.
Peccato che questa minimizzazione vada a scapito della credibilità del tutto;anche lasciando stare la parte puramente medica (magari i malati di tumore al cervello con 3 mesi di vita fossero cosi vispi e attivi come Annabelle)ciò che non funziona è proprio il troppo ottimismo della ragazza,che parla del suo trapasso con una nonchalanche assurda e mima addirittura la scena della propria morte (sequenza abbastanza prescindibile a dire il vero).Non ha paura nemmeno alla fine,non la si vede mai piangere o disperarsi;vabbè un approccio alla materia anticonformista,ma qui si esagera.
Questi i difetti (anzi,il difetto),veniamo ora ai numerosi pregi di un film che comunque a me è piaciuto.Una bella ambientazione in una indefinita america provinciale,il bellissimo inizio col loro incontro al funerale di uno sconosciuto (sequenza presa paro paro da Harold e Maude,ma vabbè)e l’idea molto carina del fantasma amico di Enoch,nientemeno che un Kamikaze giapponese con cui il ragazzo si scontra e si confronta;può sembrare ridicolo ma invece funziona.
Bellissime e poetiche le scene d’amore tra i due giovani,quelle veramente molto credibili e sincere,compresa la loro notte di dolcissimo e pudico sesso in un capanno nel bosco.
E alla fine,fatta la debita tara,rimane la bella sensazione di aver vissuto da vicino una bella storia,magari da vedere alla sera per ripensarci prima di dormire.Sincero e poetico;non è poco per un fim ammerigano del 2012.

PARAGONI LEGGERMENTE IMPROPRI;IL CIGNO NERO vs SCARPETTE ROSSE

Lo so,uno scontro assurdo,ma non l’ho proposto io,sono stati i critici a compiere il misfatto.
Due anni fa uno dei titoli di punta della stagione cinematografica era “Il cigno nero” di Arofnovsky,regista che molti dicono sia il nuovo Kubrick (come si dice di ogni regista americano minimamente talentuoso,cosi come si diceva in Italia che Pieraccioni era il nuovo Monicelli;almeno questo ora per fortuna non lo dice più nessuno).La solita pigra critica ha accostato questo film nientepopodimeno che a un capolavorissimo assoluto (capolavoro mi pare un termine riduttivo) dei grandi Powell e Pressburger,quello Scarpette rosse che secondo gente come De Palma e Scorsese è il miglior film della storia del cinema.
Il paragone viene da una sicura affinità tematica,ovvero raccontare la storia di una ballerina che per amore dell’arte si autodistrugge.Ecco,qui finiscono le somiglianze tra i due film.Perchè quanto il film degli Archers è visivamente bellissimo,con dei colori meravigliosi,una recitazione sopraffina e un finale dolentissimo e veramente emozionante il film di Arofnovsky è caotico,pesante,prevedibile,elementare nelle scene di ballo e anche comico (involontariamente)nella componente “horror”,ossia con la protagonista che,sotto pressione per dover interpretare l’impegnativa parte doppia del cigno bianco e del cigno nero (ovviamente si parla del lago dei cigni di Tchaikovskij)immagina di trasformarsi anche fisicamente nel cigno nero,con tanto di pelle di pollo e piume che spuntano(sic).
Gli attori sono abbastanza bravi;molto bene la Portman (anche se a me come donna non fa impazzire,dieci minuti sotto le lenzuola li passerei più volentieri con la coprotagonista Mila Kunis),benino gli altri attori,piuttosto triste nel ruolo della madre iperprotettiva e castrante la ex bellissima Barbara Hershey ora sfigurata dai lifting,ma la palma del peggiore va senz’altro a Vincent Cassel,che con quel perenne ghignetto stronzino stile Gordon Ramsey è veramente lontano anni luce dalla titanica intepretazione dell’Anton Walbrook di scarpette rosse,lui si veramente mefistofelico e inquietante.
Ah,per scuotere dal torpore generale e per sperare di portare su di giri lo spettatore fino alla fine di questo polpettone c’è anche un’abile e furba sequenza saffica tra le due protagoniste,buttata li ad hoc nemmeno fosse un thrilleraccio all’Italiana con la Fenech (con tutto il rispetto per l’Edvigiona nazionale,s’intenda) abbastanza inutile ma  almeno molto ben realizzata...ma se il momento migliore di un film resta una scena lesbo,la dice lunga sulla qualità di esso.
Insomma,non ho nulla da ridire sul fatto che il cigno nero sia un film modesto,è una cosa del tutto accettabile;uno può maledire i soldi spesi al cinema o al videonoleggio,ma fa parte del gioco.Quello che urta sono i paragoni insistiti fatti un tanto al chilo verso film completamente diversi in tutto  tranne che per una vaga affinità nella trama.
Per finire;lasciate perdere questo cigno nero e recuperate scarpette rosse,tra l’altro disponibile in un elegante cofanetto assieme ad altri due capolavori di Powell e Pressburger,Duello a Berlino e Narciso nero.

I MIEI FILM PREFERITI

Sono un onnivoro,ma qualche preferenza è giusto averla.Ecco dieci titoli che rappresentano i punti cardine di ciò che mi piace;quindi non i miei preferiti in assoluto,ma un compendio di ciò che amo.Cosi almeno mi inquadrate.

-VERTIGO,di Alfred Hichcock ,tristemente noto in Italia col titolo "la donna che visse due volte"
-DUELLO A BERLINO di Powell e Pressburger
-NOTORIOUS,di Alfred Hitchcock
-LA REGOLA DEL GIOCO,di Jean Renoir
-LA RONDE,di Max Ophuls
-CASABLANCA,DI michael Curtiz.
-BARRY LINDON,di Stanley Kubrick
-MULHOLLAND DRIVE,di David Lynch
-IL COLTELLO NELL'ACQUA,di Roman Polanski
-BREVE INCONTRO,di David Lean
-AU HASARD BALTHAZAR,di RObert Bresson

Sono 11?visto che ho sforato,diciamo anche MONSIEUR VERDOUX di Chaplin,RAN di Kurosawa o L'ORGOGLIO DEGLI AMBERSON di Welles.

Registi che adoro?no dai ce ne sono troppi,penso possa bastare.

Avrete capito una cosa;il Western e il comico non sono nelle mie corde,anche se come per tutti i generi ci sono film che è impossibile non adorare.

CIAO A TUTTI,MI PRESENTO

Ciao,mi chiamo Omar,ho quasi 30 anni e vivo a Firenze.
Non sono ne un critico o un addetto ai lavori,solo un comunissimo spettatore che scrive opinioni puramente soggettive e confutabili su una materia magmatica e incerta come il cinema di ogni tempo e paese.
Credo che il cinema non abbia tempo e non abbia epoca,e se un film è bello e bello,non importa il genere o l'anno di produzione;quindi non pongo limiti alle mie visioni andando a pescare dovunque,con l’unico comune denominatore di ricercare un minimo di qualità.
Vedrete recensiti odierni film di cassetta e oscuri film muti,b-movie horror e cinema d’essai;chiamatela schizofrenia cinefila,in fin dei conti ci sono malattie peggiori.
Buon viaggio sul mio blog.